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	<title>Applicazioni</title>
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		<title>Da Marconi a Dorsey</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 21:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.cirella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascoltando il concerto dei bravissimi Kaiser Chief, miracolo della musica, mi è venuto in mente un parallelo abbastanza azzardato tra la radio e twitter. Prendo il mio Kindle e inizio a scrivere.
I primi radioamatori avevano come semplice obbiettivo quello di entrare in contatto con qualcuno, di ascoltare delle voci, di socializzare. Quanto da più lontano provenivano quelle voci, tanto più grande era l'impresa, fino a diventare in alcuni casi addirittura leggendaria. E' il bisogno di socializzare, appunto, che va soddisfatto e per fortuna la tecnologia aiuta moltissimo i più timidi, semplificando i rapporti rendendoli impersonali e "virtuali".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ascoltando il concerto dei bravissimi Kaiser Chief, miracolo della musica, mi è venuto in mente un parallelo abbastanza azzardato tra la radio e twitter. Prendo il mio Kindle e inizio a scrivere.</p>
<p>I primi radioamatori avevano come semplice obbiettivo quello di entrare in contatto con qualcuno, di ascoltare delle voci, di socializzare. Quanto da più lontano provenivano quelle voci, tanto più grande era l&#8217;impresa, fino a diventare in alcuni casi addirittura leggendaria. E&#8217; il bisogno di socializzare, appunto, che va soddisfatto e per fortuna la tecnologia aiuta moltissimo i più timidi, semplificando i rapporti rendendoli impersonali e &#8220;virtuali&#8221;.<span id="more-1865"></span></p>
<p><em>Guglielmo il timidone?</em></p>
<p>La semplice formula potrebbe quindi essere questa: sono timido, fatico a socializzare vado in una chat. Fine dell&#8217;articolo, alla prossima puntata.</p>
<p>.<br />
.</p>
<p>NON è cosi ovviamente. Marconi non ha scoperto la radio per superare le timidezze, per contattare la ragazza dei suoi sogni con maggiore facilità evitando cosi l&#8217;esposizione al pubblico ludibrio. Tralasciando le reali, ignote, motivazioni degli uomini di scienza, mi piace pensare che ogni scoperta e innovazione tecnologica viene fatta e finanziata con l&#8217;unico scopo di migliorare la salute e le condizioni dell&#8217;uomo, possibilmente aiutandolo a socializzare con maggiore facilità, cosa che guarda caso attira su di sé anche il fenomeno commerciale. Tutto ciò che fa stare meglio l&#8217;individuo collegandolo ad un altro &#8220;si vende&#8221;!</p>
<p><em>Leonardo il guerrafondaio</em></p>
<p>&#8220;Fa stare meglio l&#8217;individuo&#8221; lo parafrasiamo un attimo, inserendolo nel contesto della sicurezza, perchè è senz&#8217;altro vero che l&#8217;individuo prima di socializzare vuole sentirsi al sicuro. Se poi socializza in sicurezza (magari di non essere visto) allora si che è davvero perfetto! La scienza applicata alla tecnologia, con Archimede e Leonardo, è nata con chiari obbiettivi militari, prima ancora che di sfruttamento economico. Ma questo grazie al cielo, perchè i passi avanti sono stati formidabili.</p>
<p><em>Bla bla bla</em></p>
<p>Prima la radio e la TV (nelle versioni uno a molti ed uno a uno) poi il telefono (uno a uno) poi ancora il cellulare (uno a uno ovunque ti trovi) infine l&#8217;informatica che ha sovvertito tutte le regole (molti a molti) con le sue bbs, chat, email, newsgroup, forum, e infine i social network di tutti i tipi (sullo stile dei realiy show della TV). Ma il bisogno, quello primordiale, è sempre lo stesso: comunicare e quasi sempre (99%) stupidaggini (!) Alla radio si disquisiva sul tempo, su quanto fossero lunghe le giornate e si rimaneva allibiti una volta messi di fronte alla verità incontestabile del fuso orario, per citare le discussioni più costruttive ovviamente, tralasciando le altre. I cosiddetti &#8220;ascoltoni&#8221; si limitavano addirittura con discutibile sommo divertimento, ad ascoltare le comunicazioni altrui. Arrivando direttamente al social network, nella sua versione meno &#8220;demanding&#8221; e quindi più evoluta e di successo, ovvero Twitter, scopriamo (chi lo frequenta lo sa) che ci troviamo in balia si di uno strumento vorticoso e potente, ma al tempo stesso stile &#8220;piazza del mercato&#8221;, dove tutti urlano da tutte le parti. Insomma, la tecnologia ha reso possibile il miracolo, realizzare quella rete di relazioni impersonali che è possibile accendere e spegnere a proprio piacimento. Ma purtroppo l&#8217;individuo è rimasto sempre lo stesso con i suoi bisogni primordiali da soddisfare, per niente evoluto. Una nota numerica è doverosa, twitter è l&#8217;unico sistema al mondo per entrare potenzialmente in contatto con milioni di persone e mandare loro (a tutti) contemporaneamente un messaggio di 140 caratteri che può contenere un ipertesto (pubblicitario ad esempio), sul loro cellulare, ovunque si trovino. Certo non e` facile ed immediato avere 6 milioni di follower come la brava Lady Gaga ma tecnicamente è fattibile. Meditate gente meditate.</p>
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		<title>La logica del ponte</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 14:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.cirella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una cosa che ha cominciato a farmi pensare qualche giorno fa alla logica del ponte è la metafora di "Internet delle cose" usata per parafrasare il mondo delle attuali applicazioni di M2M. Sin dall'antichità il ponte era concepito come unione tra due punti (sponde) vicine ma al tempo stesso irraggiungibili. Perché parlare allora di "internet delle cose" per descrivere una semplice esigenza di comunicazione e condivisione al tempo stesso? Basta dire "Ponte" e il gioco è fatto! ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Internet delle cose</em></p>
<p>Una cosa che ha cominciato a farmi pensare qualche giorno fa alla logica del ponte è la metafora di &#8220;Internet delle cose&#8221; usata per parafrasare il mondo delle attuali applicazioni di M2M. Sin dall&#8217;antichità il ponte era concepito come unione tra due punti (sponde) vicine ma al tempo stesso irraggiungibili. Perché parlare allora di &#8220;internet delle cose&#8221; per descrivere una semplice esigenza di comunicazione e condivisione al tempo stesso? Basta dire &#8220;Ponte&#8221; e il gioco è fatto!<span id="more-1859"></span></p>
<p><em>Semplifichiamo i discorsi</em></p>
<p>La semplificazione mi ha sempre attratto, tranne la volta che il mio commercialista cercò di spiegarmi che con la semplificazione il Fisco aveva introdotto molta più incertezza che si traduceva in maggiori costi di consulenza (!). In realtà qui la semplificazione è davvero tale, senza equivoci, parte dall’assunto che esiste un mondo offline e uno online, tutto qui. Bisogna prenderne atto.<br />
In queste giornate di agosto sto passando molte ore consecutive online e mi rendo conto di quanto questa cosa sia vera: curriculum e interviste online, gente che fa il checkin (quello di foursquare, non parlo dell&#8217;aeroporto) nei posti più disparati, il bombardamento di informazioni da twitter e ok notizie (per citare solo due illustri rappresentanti), la pletora di socializzatori di FB, Linkedin, Youtube &amp; soci. Ed ho sicuramente omesso o dimenticato qualcosa. Si tratta di un affascinante mondo nuovo, tutto da scoprire.<br />
E il vecchio? Si certo, se questo si chiama nuovo deve pur esistere un mondo vecchio, io lo chiamerei, per semplificare, dato che l&#8217;aggettivo vecchio è un po&#8217; troppo impegnativo, mondo &#8220;offline&#8221;.</p>
<p><em>Sempre connessi</em></p>
<p>Chiariamolo subito, “on” e “off” sono due stati che si verificano in contemporanea.<br />
Ora, non voglio avventurarmi in speculazioni sulla logica della materia ma per capire quanto sia vero basti pensare che esiste un tempo in cui siamo online e offline contemporaneamente, ad esempio quando facciamo un checkin su foursquare. Siamo in quel posto (offline), mi verrebbe da dire fisicamente ma preferirei evitare anche questo oneroso avverbio, e lo siamo anche nel mondo virtuale (online) dato che tutti i nostri amici lo sanno con la massima tempestività. In altre parole siamo “sempre connessi” e questa è la chiave per comprendere la contemporaneità degli stati. Twitter, FB e tutti gli altri luoghi di socializzazione del mondo online sono equiparati ai posti in cui noi ci rechiamo o in cui ci fermiamo quando siamo offline.<br />
La porta di accesso<br />
Per fare in modo che i due mondi definiti sempre connessi lo siano per davvero, è necessario un link, un collegamento per dirla all’italiana. Bene questo link è il ponte, diciamocelo, chiamarlo link fa più figo dai.<br />
Il link è l’elemento che determina la contemporaneità dello stato, che determina il raggiungimento reciproco dell’altra sponda, che permette ai due mondi di convivere e di svilupparsi insieme.<br />
Esempi di link sono:<br />
- Un telefono cellulare dotato di fotocamera e connessione a internet<br />
- Un hardware che permette a un dispositivo offline di raggiungere il mondo online<br />
- Un personal computer o tablet PC<br />
Questo scarno elenco è aggiornato alla data di questo post, è ovvio!</p>
<p><em>Al ristorante</em></p>
<p>Lo spunto per scrivere questo articolo mi è stato dato da un post pubblicato da un amico su Facebook. Riportava la foto di un menu di un ristorante con tanto di pubblicità gratis di Facebook, omettendo qualsiasi riferimento al ristorante conteneva solo una generica frase del tipo “Vieni su Facebook!”, manifestando estrema ignoranza.<br />
Quello che qui può sembrare a prima vista un grossolano errore di comunicazione in realtà altro non è che la completa mancanza della porta di accesso, del ponte, del link, chiamatela come volete: non è possibile determinare in quel modo la contemporaneità degli stati.</p>
<p><em>Interessa?</em></p>
<p>La domanda sorgerebbe spontanea, a chi interessa la contemporaneità degli stati? Bene, non esiste la domanda quindi la risposta non esiste.<br />
I due stati sono contemporanei per definizione e basta. Certo, non a tutti può interessare essere contemporaneamente alla toilette e notificarlo al mondo online questo è vero, non stiamo parlando di Grande Fratello.<br />
Però ho visto già cose molto particolari, tipo descrizioni di malattie su Facebook con tanto di foto nel letto dell’ospedale e aggiornamento tempestivo sulle terapie, per cui non dovremo stupirci a breve più di niente. Si può essere d’accordo o meno ma non si può in alcun modo arroccarsi dietro un “non esiste”: e già così!</p>
<p><em>Il conto corrente</em></p>
<p>Chiudo con un aneddoto di molti (più di 15) anni fa. La mia banca (all’avanguardia per l’epoca) era già da diverso tempo che mi tampinava con l’accesso online al mio conto corrente. Io all’epoca controllavo il conto con un vecchio programma, si chiamava Money, forse alcuni di voi se lo ricordano e l’avranno anche usato (era molto diffuso). Money era fantastico perché oltre a darmi la possibilità di avere tutto sotto controllo mi permetteva anche di lanciarmi verso previsioni e io all’epoca avevo davvero la necessità di calcolare per bene le mie future possibilità economiche. Perché quindi farmi sedurre dall’accedere alle informazioni tramite internet?<br />
Come vedete non ho minimamente accennato a issues sulla sicurezza, per me era solo una questione di necessità, non ne comprendevo il senso. Dopo però (quasi subito), capitolai e attivai per la prima volta la logica del ponte, attivando il link tra i due mondi. L’impiegato infatti mi confessò che il mio conto era già online, dovevano solo darmi i dati di accesso. In effetti ripensandoci il Bancomat esisteva già da più di 10 anni per cui (…).<br />
Dopo pochissimo tempo non riuscivo più a capire perché dovevo ostinarmi a rimettere tutti i dati in Money, assurdo! Con l’accesso al mondo online ero assolutamente più efficiente, senza discussione.<br />
Utilizzai la nozione del conto già online per frantumare tutte le reticenze di coloro che di issues sulla sicurezza ne avevano molte scoprendo, inconsapevolmente, di essere già un fan della logica del ponte!</p>
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		<title>La &#8220;user experience&#8221; con gli e-reader</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 20:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.cirella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[ricordo una presentazione di parecchi anni fa dove sentii per la prima volta il gergo anglosassone "user experience". Si parlava di comandi vocali e il relatore che teneva uno speech proprio su queste tecnologie sostenne che finchè non si fosse diffusa l'abitudine tra gli utenti di utilizzare ("user experience", ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ricordo una presentazione di parecchi anni fa dove sentii per la prima volta il gergo anglosassone &#8220;user experience&#8221;. Si parlava di comandi vocali e il relatore che teneva uno speech proprio su queste tecnologie sostenne che finchè non si fosse diffusa l&#8217;abitudine tra gli utenti di utilizzare (&#8220;user experience&#8221;, appunto) i comandi vocali questa innovativa tecnologia avrebbe faticato a svilupparsi <span id="more-1856"></span>e migliorare la vita di tutti noi. La &#8220;user experience&#8221; potrebbe essere ribattezzata nella più nostrana metafora del cane che si morde la coda: non si sviluppa e quindi migliora finchè non ci sono i clienti. E i clienti non ci sono perchè la tecnologia non è diffusa in modo ottimale e magari disponibile a basso costo. Un po&#8217; troppo sinceramente.</p>
<p><em>Andare in vacanza</em></p>
<p>Lo scorso febbraio di quest&#8217;anno la nostra casa editrice ha lanciato, in piena crisi (come spesso si fa quando vengono fuori le idee migliori), una rivista digitale. I lettori l&#8217;hanno accolta con una certa diffidenza. Va precisato che la rivista (Firmware <a href="http://www.fwonline.eu/">www.fwonline.eu</a>) è l&#8217;evoluzione di una omonima versione cartacea di circa 50 numeri pubblicati in 5 anni. Il target è l&#8217;ingegnere elettronico (spesso anche un fan della tecnologia) e grande utilizzatore della rete. Tra le critiche piu` frequenti abbiamo registrato le seguenti: &#8220;non posso leggerla in bagno&#8221;, &#8220;non profuma di carta&#8221;, &#8220;non posso scriverci sopra&#8221;, &#8220;non posso prestarla a un amico&#8221;, ci manca solo &#8220;non posso metterla sotto una delle gambe del tavolo per pareggiarle&#8221; e siamo a posto. Ironia a parte, se da una lato risulta rassicurante il fatto che nessuno si lamenti della qualità dei contenuti, dall&#8217;altro le varie argomentazioni sono semplificabili in una sola: &#8220;mancanza di mobilita`&#8221;. Assolutamente condivisibile. La rivista digitale è concepita per essere letta con un pc o con un e-reader. Il primo (anche nella sua versione iper leggera) non soddisfa assolutamente il bisogno di mobilità così ampiamente (apparentemente) soddisfatto dalla carta. Dal canto suo l&#8217;e-reader (questo sconosciuto) lo soddisfa alla grande! Andare in vacanza è spesso anche un&#8217;occasione per imparare ad usare cose nuove. Ho comprato un Kindle ad inizio anno e (qualche viaggio a parte) non ho avuto grandi chances di utilizzarlo e migliorare la mia user experience. Bene, ora mi trovo qui in un monotono posto di mare e scopro di possedere un oggetto fantastico tra le mani. Lungi da me fare recensioni sulle caratteristiche tecniche dell&#8217;oggetto (ci macherebbe), posso solo affermare con forza che stampare giornali, riviste e libri è già oggi anacronistico! In vacanza (si sa) andare a comprare il giornale è un gesto quotidiano che viene facilmente svolto con soddisfazione. Ma se il giornale ci viene automaticamente scaricato dal nostro e-reader? E se il nostro &#8220;amico&#8221; si preoccupa di scaricare anche il nuovo numero della nostra (introvabile) rivista preferita (nel mio caso PC Magazine in inglese)? E se questi download vengono fatti a costo zero e i contenuti digitali costano solo una piccola frazione di quelli in versione cartacea? E se poi posso portarmi in giro tutte le riviste, giornali, libri in spiaggia senza che questi ammorbino la mia spalla già offesa dal sole? La tecnologia è già pronta, serve solo un pò di user experience in più, prezzi degli e-reader più accessibili e il gioco è fatto.</p>
<p><em>Un unico repository</em></p>
<p>Il gergo anglosassone &#8220;unico repository&#8221; lo sentii già negli anni &#8216;80, durante i miei studi di informatica. Il problema di dove si salvano i dati e come fare ad accedervi in sicurezza e con semplicità è annoso. Bene, incredibilmente e inaspettatamente il mio favoloso e-reader risolve anche questo problema: &#8220;dove ho messo la rivista?&#8221;, &#8220;No non le voglio portare pesano troppo!&#8221;, &#8220;Non riesco a leggere il giornale con questo vento!&#8221;, &#8220;Il giornale è illeggibile è troppo rovinato!&#8221; sono tutte frasi senza senso quando si usa un e-reader. I nostri contenuti preferti sono all&#8217;interno del nostro leggerissimo &#8220;amico&#8221; e ci restano finchè non decidiamo di cancellarli o di salvarli nel PC! Con questo ben in mente alcune scuole primarie italiane stanno muovendo (finalmente) i primi passi per rendere obbligatorio l&#8217;uso degli e-reader nelle scuole. La user experience ringrazia!</p>
<p><em>Le reti 4g</em></p>
<p>Esistono diversi studi (Apple li ha presi davvero sul serio) che sostengono che le telefonate non sono la primaria funzione richiesta da chi compra un nuovo cellulare. I dati sono la nuova chiave e i carrier sono sul piede di guerra per affermare uno standard. Ora che il 4G è già realtà in America, possiamo dormire sonni tranquilli: avremo tutta la banda di cui abbiamo bisogno con i cellulari ma anche con gli e-reader di nuova generazione.</p>
<p><em>I social network</em></p>
<p>Sei mesi fa Facebook aveva meno della metà degli utenti che ha oggi, e si vede. Il mio Kindle dispone di una nuova funzione (scaricata automaticamente e soprattutto gratuitamente) che, per dirla sempre con gergo anglosassone, è davvero &#8220;amazing&#8221;! Quante volte leggendo una notizia sentiamo il bisogno di condividerla con il nostro vicino di ombrellone? Capita sempre. Ora, pensate di poterlo fare col social network: Twitter e Facebook avranno con un click l&#8217;aggiornamento dello stato con tanto di notizia e commento! Il tutto gratis e immediatamente! E poi al nostro amico possiamo sempre parlare, oltre che della notizia, anche della meraviglia offerta dalla tecnologia. La user experience ringrazia nuovamente.</p>
<p><em>Facebook a pagamento?</em></p>
<p>Una doverosa riflessione va anche fatta sull&#8217;equazione &#8220;internet=gratis&#8221;. Quando leggo il quotidano del bar senz&#8217;altro consumo qualcosa, è una forma di riconoscimento per un qualcosa che non è gratis e non mi aspetto che lo sia. Ora, se vado su internet a cercare informazioni difficilmente sono disposto a pagarle (anche poco), non serve essere dei sociologi affermati per comprendere questo meccanismo. L&#8217;enorme diffusione della rete è dovuto anche a questo, chi si ricorda le barriere delle bbs a pagamento degli esordi di internet sa di cosa parlo. Provate a pensare a Facebook a pagamento, che ne so, 10 Eur al mese ad esempio, probabilmente avrebbe molti meno utenti ma soprattutto moltissimi detrattori che additerebbero come persone senza cervello coloro disposti a pagare per un servizio così &#8220;inutile&#8221;.</p>
<p><em>e-reader gratis</em></p>
<p>Il basso costo, suona meglio &#8220;low cost&#8221;, insieme alla user experence fanno il binomio perfetto per un dichiarato successo degli e-reader e la scomparsa delle pubblicazioni cartacee (giornali e riviste in primis). Non vedo l&#8217;ora di vedere il primo editore regalare ai propri lettori, insieme all&#8217;abbonamento, un e-reader. Noi al momento non possiamo permettercelo ma ci piacerebbe senz&#8217;altro poterlo fare!</p>
<p>Antonio Cirella<br />
Inware Edizioni srl</p>
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		<title>stato liquido??</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 11:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Del Corso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come un liquido si adatta alla forma del recipiente che lo contiene, anche l&#8217;elettronica si evolve a seconda delle esigenze. Da vent&#8217;anni a questa parte la società ha assunto un profilo neurocentrico in cui il bisogno di essere sempre connessi, sempre in comunicazione è divenuto quasi una questione di sopravvivenza. Così l&#8217;elettronica c&#8217;è venuta in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come un liquido si adatta alla forma del recipiente che lo contiene, anche l&#8217;elettronica si evolve a seconda delle esigenze. Da vent&#8217;anni a questa parte la società ha assunto un profilo neurocentrico in cui il bisogno di essere sempre connessi, <span id="more-1560"></span>sempre in comunicazione è divenuto quasi una questione di sopravvivenza. Così l&#8217;elettronica c&#8217;è venuta in aiuto creando i palmari, i cellulari. Adesso si parla tanto di wireless e così l&#8217;elettronica ha sfornato moduli Wi-Fi, Bluetooh, Zigbee.</p>
<p>Questo blog ha come tema prinacipale l&#8217;elettronica nelle sue più svariate forme. Un punto di incontro tra appassionati, operatori del settore, progettisti per discutere sull&#8217;evoluzione dell&#8217;elettronica, delle tecnologie dei protocolli di comunicazione.</p>
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		<title>32Kb per la Luna</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 11:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Del Corso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;E’ un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l&#8217;umanità&#8221;.
Furono queste le prime parole pronunciate da Armstrong mentre, il 21 luglio 1969, posava il piede sul suolo lunare. Un grande traguardo, ma ancora più grande se si pensa alle tecnologie disponibili all’epoca! Il computer del modulo Apollo aveva 2 processori, su cui girava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E’ un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l&#8217;umanità&#8221;.<br />
Furono queste le prime parole pronunciate da Armstrong mentre, il 21 luglio 1969, posava il piede sul suolo lunare. Un grande traguardo, ma ancora più grande se si<span id="more-1558"></span> pensa alle tecnologie disponibili all’epoca! Il computer del modulo Apollo aveva 2 processori, su cui girava il software PGNGS (Primary Guidance, Navigation, and Control System). I processori avevano parole da 16 bit ed erano fisicamente realizzati a discreti, con circa 3000 porte logiche incapsulate in singoli chip. La memoria totale era di 36KB per contenere il programma e 2KB per le variabili temporanee, le dimensioni erano 60&#215;32x15cm e consumava 70W. Non c&#8217;era ovviamente un sistema operativo, ma il solo software di gestione. Dal punto di vista dell&#8217;architettura e del tipo di programmazione, quel genere di computer si può paragonare ad un moderno microcontrollore, tipo quelli che vengono inseriti nelle centraline degli antifurti o nelle smart-card. Nonostante la tecnologia fosse piuttosto primitiva (il transistor era stato inventato poco più di dieci anni prima) i componenti erano costruiti con tutti gli accorgimenti del caso: i package erano in grado di sopportare e schermare le radiazioni ionizzanti e le scariche elettrostatiche ed nel software erano implementati algoritmi fault tolerance estremamente efficienti. Nell’era moderna, in cui abbiamo bisogno di oltre 1GByte per far girare il solo sistema operativo, la missione Apollo 11, a mio avviso, ha dell’incredibile!</p>
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		<title>Le ere del Wireless</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 11:33:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Del Corso</dc:creator>
				<category><![CDATA[wireless]]></category>
		<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[embedded]]></category>
		<category><![CDATA[microcontrollori]]></category>

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Una considerazione sul futuro del wireless che prende spunto da una trattazione di Simon Saunders, attuale presidente del Femtocell Forum (http://www.femtoforum.org/) secondo il quale il futuro del wireless può essere classificato in tre &#8220;ere&#8221; evolutive:

l’era delle proliferazione (2007-2011);
l’era della somiglianza (2012-2016) ;
l’era della quotidianità (2017-2026).

L’era in cui viviamo dovrebbe quindi prevedere un sostanziale incremento del [...]]]></description>
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<p>Una considerazione sul futuro del wireless che prende spunto da una trattazione di Simon Saunders, attuale presidente del Femtocell Forum (<a href="http://www.femtoforum.org/">http://www.femtoforum.org/</a>) secondo il quale il futuro del wireless può essere classificato in tre &#8220;ere&#8221; evolutive:<span id="more-1555"></span></p>
<ul>
<li>l’era delle proliferazione (2007-2011);</li>
<li>l’era della somiglianza (2012-2016) ;</li>
<li>l’era della quotidianità (2017-2026).</li>
</ul>
<p>L’era in cui viviamo dovrebbe quindi prevedere un sostanziale incremento del traffico dati wireless. Segnali in questo senso sono ampiamente visibili nel campo della telefonia cellulare in cui la crescente concorrenza tra providers e l’utilizzo di nuove tecnologie stanno contribuendo ad incrementare l’offerta di servizi mobile. A partire dal 2012 è prevista una lenta convergenza tra le varie tecnologie, che porterà alla realizzazione di sistemi wireless di complessità sempre crescente grazie ai quali il traffico dati machine-to-machine supererà quello tra persone. Solo dopo il 2017 il wireless sarà completamente penetrato nella quotidianità. Da questo momento in poi l’interesse si sposterà dalle infrastrutture verso i contenuti che saranno forniti da providers specializzati e operanti su infrastrutture condivise. Lo scenario è piuttosto chiaro anche se, ad oggi, sembra evidente un ritardo di un paio di anni su quanto previsto da Saunders. Tra le tecnologie wireless risuona frequentemente il nome Zigbee ed è proprio a questo protocollo di comunicazione che dedichiamo questo numero con due ampi articoli che trattano sia gli aspetti tecnici della tecnologia, sia possibili soluzioni hardware disponibili sul mercato. Un’ottima occasione per approfondire le proprie conoscenze in campo wireless, in attesa di entrare nella prossima era.</p>
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		<title>Elettronica questa sconosciuta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 10:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cirella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[hobbista]]></category>
		<category><![CDATA[principiante]]></category>

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		<description><![CDATA[In effetti mi sono sempre chiesto cosa può spingere un giovane ad avicinarsi al mondo dell&#8217;elettronica nel 2009: c&#8217;è troppo da studiare! Le alternative sono molte e tutte fruibili velocemente, si può diventare esperti di social network, di videogiochi o peggio ancora di &#8220;cracking&#8221; in pochissimo tempo, e guadagnarsi il riconoscimento degli amici con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti mi sono sempre chiesto cosa può spingere un giovane ad avicinarsi al mondo dell&#8217;elettronica nel 2009: c&#8217;è troppo da studiare! <span id="more-1544"></span>Le alternative sono molte e tutte fruibili velocemente, si può diventare esperti di social network, di videogiochi o peggio ancora di &#8220;cracking&#8221; in pochissimo tempo, e guadagnarsi il riconoscimento degli amici con un piccolo sforzo. Con l&#8217;elettronica è tutta un&#8217;altra storia, far vedere ai propri amici con soddisfazione di aver realizzato qualcosa richiede molto tempo e moltissimo sacrificio, ammesso che a loro interessi poi! E noi cosa ci stiamo a fare qui? Con che speranza riusciremo a coinvolgere ed aggiungere qualche nuova entità al nostro mondo? Mi piacerebbe leggere qualche post dei più giovani su questo punto.</p>
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